COME AFFRONTARE LA SEDENTARIETÀ E L’INVECCHIAMENTO NEI LUOGHI DI LAVORO

untitledBuone prassi per la promozione di stili di vita salutari tra i lavoratori, per la lotta alla sedentarietà e il contrasto dell’invecchiamento.

Tra i risultati e le conseguenze più importanti delle tante campagne europee, promosse dall’ Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, per migliorare l’efficacia delle strategie di prevenzione di infortuni e malattie professionali, ci sono le buone pratiche elaborate e applicate da aziende ed enti italiani ed europei.

Ed è stato così anche per la campagna europea 2016/2017 “ Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età” che ha permesso agli operatori di condividere nuove buone prassi per affrontare le conseguenze connesse all’ invecchiamento della forza lavoro in vari ambiti lavorativi.

Si è ravvisata la necessità di promuovere stili di vita sani per contrastare i comportamenti individuali non salutari (fumo, alcool, scorretta alimentazione, sovrappeso/obesità, sedentarietà) correlati a un costante aumento della malattia cronica e ai costi sanitari-sociali che ne conseguono, a favore di abitudini sane e di stili di gestione dello stress (lavoro correlato e non) più efficaci e trasferibili in ogni ambito di vita. Il tutto in un’epoca “caratterizzata dall’aumento di attività lavorative che espongono i lavoratori a rischi multipli tra loro interagenti, correlati sostanzialmente a fattori di natura psicosociale (es. orari prolungati, turno notturno, elevati carichi di lavoro), intrecciati a vulnerabilità collegate al genere e all’età (es. ridotta efficienza psico-fisica, minore potere ristorativo del sonno, resistenza al cambiamento”.

E posto che la sorveglianza sanitaria ha la funzione di tutelare lo stato di salute e di sicurezza dei lavoratori, sicuramente “le visite mediche effettuate dal Medico Competente possono diventare un’occasione per promuovere stili di vita salutari, anche in relazione ai rischi lavorativi propri della mansione”.  

L’importanza dell’attività fisica

Entriamo più nel dettaglio della problematica.

Si indica che con l’avanzare dell’età, “avanza inevitabilmente il deterioramento di alcune funzioni dell’organismo, che possono condurre alla invalidità e non autosufficienza. Tuttavia tale deterioramento si manifesta con una grande variabilità tra gli individui, in conseguenza degli stili di vita e delle modalità di interazione con l’ambiente”. E tramite lo svolgimento costante dell’ attività fisica, “sarebbe possibile ostacolare il processo di deterioramento, mantenere buone condizioni di salute e quindi contrastare la perdita dell’autosufficienza”.

Ed è dunque necessario “attuare interventi efficaci, al fine di contrastare o prevenire l’instaurarsi di patologie croniche”. Inoltre gli interventi “potrebbero essere ancor più efficaci se attuati nei posti di lavoro, dove gli individui trascorrono la maggior parte del tempo della giornata e della vita stessa”.

Quindi, in conclusione, i miglioramenti dovuti da uno stile di vita corretto sono:

  • sostanziale decremento del peso corporeo, migliore BMI” (Body Mass Index);
  • miglioramento della flessibilità degli arti e della colonna vertebrale;
  • miglioramento valori della scala di Borg (scala dello sforzo fisico) e della VAS (scala del dolore);
  • miglioramento valori PA e FC” (pressione arteriosa e frequenza cardiaca);
  • miglioramento dell’umore;
  • conciliazione tempi di vita e di lavoro;
  • miglioramento del clima di lavoro e rapporti con i colleghi;
  • miglioramento qualità delle prestazioni erogate all’utenza; 
  • lotta alla sedentarietà;
  • presa di coscienza da parte dei lavoratori del proprio stato di salute;
  • educazione allo svolgimento di attività fisica anche dopo il training;

Fonte: Puntosicuro.it