COMPUTO DEI LAVORATORI NELL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE

COMPUTO lavoratoriContare il numero di lavoratori di un’azienda è importante al fine di definire l’applicazione, o meno, di una determinata normativa giuslavoristica e previdenziale, il cui rispetto da parte dell’azienda dipende, appunto, dal numero di lavoratori che vi operano.

Il computo dei lavoratori nell’organizzazione aziendale si riferisce, infatti, solo a determinati collaboratori, i lavoratori subordinati. Facendo riferimento alla definizione fornita dall’art. 2094 del Codice Civile, il prestatore di lavoro subordinato è colui il quale “si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”, specificando all’articolo successivo che “i prestatori di lavoro subordinato si distinguono in dirigenti, quadri, impiegati e operai”.

Partendo da questo principio base, ne deriva che sono da ritenersi esclusi dall’organico dell’azienda i lavoratori non subordinati, ovvero:

  • collaboratori coordinati e continuativi o a progetto-programma, dal momento che non sono sottoposto al vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro;
  • associati in partecipazione, che partecipano agli utili, o alle eventuali perdite, dell’impresa ma sono esenti dal vincolo di subordinazione e dal percepimento di una retribuzione;
  • lavoratori dell’impresa familiare, sganciati dal rapporto di subordinazione e che esercitano il diritto al mantenimento in nome del diritto alla retribuzione;
  • soci lavoratori, in quanto titolari di poteri sociali in nome dei quali sono esenti dal vincolo di subordinazione e di retribuzione pur prestando la loro attività lavorativa. 

CRITERI DI COMPUTO DI BASE ALLA TIPOLOGIA CONTRATTUALE

Ai fini del computo dei lavoratori che compongono l’organico aziendale, la legge stabilisce le modalità da utilizzare a fronte delle diverse tipologie contrattuali dei lavoratori dipendenti.

Lavoratori a tempo determinato

La regola generale stabilisce che il lavoratore a tempo determinato venga computato nell’organico come unità intera, ovviamente per il periodo in cui opera nell’azienda.

Ci sono però delle eccezioni:

  • ai fini dell’applicazione della disciplina del collocamento obbligatorio dei disabili, non sono computati nell’organico aziendale i lavoratori con contratto a tempo determinato di durata inferiore ai 9 mesi;
  • non sono compresi nel conteggio dei dipendenti in organico i lavoratori con contratto a termine per ragioni sostitutive (art. 1, D.Lgs. n. 368/2001), che prestano la loro attività lavorativa in sostituzione del lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, che viene, invece, computato.

Lavoratori part-time

I lavoratori part-time sono calcolati “in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno (orario normale di 40 ore settimanali), con arrotondamento all’unità della frazione di orario superiore alla metà di quello pieno” (art. 6, D. Lgs. n. 61/2000). Pertanto, è necessario sommare il numero delle ore effettivamente svolte da ogni lavoratore part-time presente in azienda e raffrontare il totale ottenuto con l’orario a tempo pieno svolto dagli altri dipendenti. La soglia di 40 ore viene computata come un singolo lavoratore, le ore in eccedenza devono essere arrotondate a unità intere qualora superino la metà dell’orario di lavoro a tempo pieno (Ministero Lavoro, Circ. n. 46/2001- INPS, circ. n. 123/2000). 

Lavoratori con contratto di lavoro intermittente

Il lavoratore intermittente o a chiamata è incluso nel computo dell’organico dell’azienda “in proporzione dell’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre” (art. 39, D. Lgs. n. 276/2003; Ministero Lavoro, circ. n. 4/2005). Per il calcolo effettivo delle ore si ritiene applicabile la stessa regola fissata per i lavoratori a tempo parziale (Ministero Lavoro, circ. n. 46/2001; INPS, circ. n. 123/2000).

Lavoratori con contratto di lavoro ripartito

Oggetto del contratto di lavoro ripartito (ex artt. 41 e ss., D. Lgs. n. 276/2003) è la prestazione lavorativa, unica ed identica, svolta per lo stesso datore di lavoro da due lavoratori, uniti da vincolo di solidarietà.

I due lavoratori con contratto ripartito sono considerati un’unica unità lavorativa ai fini del computo dei lavoratori nell’organico dell’impresa.

Lavoratori in regime di telelavoro

I suddetti lavoratori, che svolgono una prestazione di lavoro subordinato, sono computati nell’organico dell’impresa a tutti gli effetti di legge, dal momento che il telelavoro è solo una particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa che viene svolta a distanza e non nei locali dell’azienda attraverso strumenti informatici, ma non rappresenta una nuova tipologia contrattuale.

Un regime particolare è previsto per i lavoratori disabili in regime di telelavoro che non sono computabili nell’organico aziendale ma solo ai fini della copertura della quota di riserva.

Lavoratori somministrati

I lavoratori somministrati, che sono assunti e retribuiti dall’impresa somministratrice ma svolgono la propria attività in favore di una terza impresa utilizzatrice, sono inclusi nel computo dell’agenzia somministratrice, mentre al contrario non devono essere computati nell’organico della suddetta impresa utilizzatrice, nei cui confronti non si rileva alcun vincolo giuridico.

TIPOLOGIE CONTRATTUALI ESCLUSE DAL COMPUTO DEI LAVORATORI

Non sono computati nell’organico aziendale:

  • i lavoratori con contratto di inserimento ossia quel progetto individuale di adattamento delle caratteristiche professionali personali ad uno specifico contesto lavorativo, volto ad inserire nel mercato del lavoro determinate categorie di soggetti
  • i lavoratori con contratto di reinserimento ossia quel contratto stipulato solo con quei lavoratori che usufruiscono da almeno 12 mesi del trattamento speciale di disoccupazione, al fine di permettere loro il reingresso nella realtà lavorativa
  • gli apprendisti ossia i lavoratori assunti con contratto di apprendistato, attraverso cui il datore di lavoro è obbligato ad impartire, in cambio al diritto di ricevere la prestazione lavorativa, l’insegnamento necessario affinché l’apprendista consegua la qualifica per la quale è stato assunto
  • i lavoratori a domicilio, poiché tale lavoro è svolto al di fuori anche attraverso strumenti propri del lavoratore
  • le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.) poiché trattasi di rapporti di lavoro speciali di natura non subordinata che si sostanziano in prestazioni di opere continuative e coordinate a carattere prevalentemente personale (ex art. 409, n. 3, c.p.c.).

CRITERI DI COMPUTO NELLE AZIENDE AGRICOLE

Discorso a parte meritano le aziende agricole datrici di lavoro.

L’art. 12 della legge 97/2013 contiene disposizioni in materia di lavoro a tempo determinato e, più precisamente, stabilisce i criteri di computo dei lavoratori a tempo determinato, ai fini dell’individuazione dei limiti occupazionali di cui all’art. 35 dello Statuto dei lavoratori (15 dipendenti per la generalità delle aziende, 5 dipendenti per le imprese agricole come limiti tra la tutela obbligatoria e la tutela reale).

Pertanto, per individuare la propria soglia numerica occupazionale e quindi capire se i propri dipendenti godono e meno della tutela reale del rapporto di lavoro, le imprese agricole dovranno calcolare il numero medio mensile dei lavoratori subordinati, sia a tempo determinato che indeterminato, impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell’effettiva durata dei loro rapporti di lavoro.