DEDUCIBILITÀ FISCALE DEI COSTI INERENTI LE VETTURE IMMATRICOLATE “AUTOCARRO” E L’INERENZA CON L’ATTIVITÀ AZIENDALE.

Approfondiamo l’argomento della deducibilità fiscale di vetture immatricolate come autocarro, cercando di dare un contributi interpretativo ad una materia che spesso è sinonimo di facili interpretazioni. Molte aziende, imprenditori e liberi professionisti al momento dell’acquisto dell’auto decidono di acquistare delle vetture che siano catalogate come autocarri con la consapevolezza che la semplice categoria possa comportare una deducibilità agevolata ben superiore alle attuali percentuali di detraibilità dell’iva e di deducibilità dei costi.

Gli autocarri sono definiti dal Codice della Strada (art. 54, c. 1, lett. d) come “veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse”. Come è noto i limiti alla deducibilità del costo ed alla detrazione dell’Iva relativa all’acquisto ed alla gestione degli autoveicoli riguardano solo quelli che sono classificati nelle lettere a) ed m) dell’articolo 54 del Codice della Strada e cioè:

  • autovetture, veicoli destinati al trasporto di persone aventi al massimo nove posti;
  • autocaravan veicoli speciali destinati al trasporto ed all’alloggio di persone per un massimo di sette.

Al fine di evitare tali limitazioni molte imprese (e professionisti) hanno dato sfoggio di fantasia immatricolando autocarri nonché auto ad uso ufficio nonostante il loro utilizzo fosse quello di una normale autovettura. Con il c.11 dell’art.35 del D.L. n.223/2006 il legislatore prevede che vadano assoggettati al regime fiscale proprio degli autoveicoli destinati al trasporto privato di persone “…i veicoli, che, a prescindere dalla categoria di omologazione, risultano da adattamenti che non ne impediscono l’utilizzo anche ai fini del trasporto privato di persone”. Tale previsione, che evidentemente mirava a contrastare il fenomeno degli abusi delle disposizioni fiscali nel settore dei veicoli, interessa quei veicoli (posseduti sia da imprese che da professionisti) che vengono immatricolati in categorie speciali diverse dalle autovetture ed autocaravan al fine di eludere le penalizzazioni fiscali che caratterizzano questi beni (i casi più frequenti e sui quali l’amministrazione finanziaria ha già avuto modo di pronunciarsi sono, infatti, i veicoli immatricolati ad uso autocarro e ad uso ufficio). Il successivo  provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, emanato il 6 dicembre 2006, ha fornito i requisiti in base ai quali un autocarro è da considerarsi “finto autocarro” che, pertanto, dovrà sottostare a tutte le limitazioni previste per le autovetture. In altre parole, i veicoli individuati da tale provvedimento, indipendentemente dal fatto che dal punto di vista amministrativo siano autocarri, dal punto di vista fiscale sono da considerarsi in tutto e per tutto delle autovetture. Infatti, come chiarito dal paragrafo 6 della C.M. n.28/E/06, “… i veicoli così individuati, ai fini delle imposte sui redditi, in particolare, saranno assoggettati al regime di deducibilità limitata previsto dall’articolo 164, comma 1, lettera b), del testo unico sulle imposte sui redditi approvato con DPR 22 dicembre 1986, n.917.”

Gli autocarri sono considerati falsi quando ricorrono le seguenti condizioni di seguito riportate:
immatricolazione (o reimmatricolazione) come N1 (veicoli destinati al trasporto di merci con massa non superiore a 3,5 tonnellate);
– codice carrozzeria F0;
– numero posti a sedere maggiore o uguale a 4;
potenza motore(kw)/portata (tonnellate) maggiore o uguale a 180.

L’assenza anche di uno solo delle prime tre condizioni non fa scattare l’applicazione della disposizione che assimila tale veicolo ad un’autovettura. Diventa quindi fondamentale la verifica del quarto aspetto: in presenza di un rapporto potenza/portata inferiore a 180 la vettura potrà essere equiparata agli autocarri. Questa ulteriore condizio è stata inserita per contrastare l’evidente abuso della norma che permetteva di immatricolare autovetture di lusso e di potenze elevate (solitamente SUV e monovolumi) come autocarro e dedurne conseguentemente ed integralmente i costi.

La possibilità di assimilare o meno una vettura ad autocarro non può prescindere dal principio di inerenza che il mezzo deve avere con l’attività dell’imprenditore/professionista. Quindi il mezzo deve essere necessario per lo svolgimento dell’attività (o di talune attività aziendali) e utilizzato esclusivamente per l’attività di impresa per poter usufruire dell’intera deducibilità e detraibilità iva.

Secondo un consolidato orientamento della Corte di cassazione, affinché un costo sostenuto sia fiscalmente deducibile dal reddito di impresa non è necessario che esso sia stato sostenuto per ottenere una precisa e determinata componente attiva di quel reddito, ma è sufficiente che esso sia stato sostenuto al fine di svolgere un’attività potenzialmente idonea a produrre utili.

Pertanto la dimostrazione dell’inerenza dei costi sostenuti per l’autocarro, che per talune attività risulterà agevole (piccoli commercianti, artigiani, ecc.),  per altri contribuenti dovrà necessariamente essere supportata da prove che consentano di evidenziare tale inerenza in maniera precisa ed adamantina.

Sono tante le case automobilistiche che danno la possibilità di trasformare una normale autovettura in auto autocarro. Alcuni modelli nascono infatti come auto “normali” ma successivamente vengono omologate come auto N1. Le stesse case però solitamente specificano come per poter usufruire dei vantaggi fiscali si debba tenere conto del principio di inerenza e della esclusività di utilizzo della vettura autocarro per l’attività aziendale.

Speriamo di aver contribuito a fare un po’ di chiarezza sull’argomento, invitando il lettore a fare gli opportuni approfondimenti in quei “borderline case” che si prestino a possibili ripercussioni di natura contabile e fiscale.