I TIROCINI FORMATIVI SOTTO LA LENTE DEGLI ISPETTORI DEL LAVORO

tirocinio1Che il tirocinio sia, da tempo, sotto la lente di attenzione degli organi ispettivi è un fatto notorio, in quanto la stessa Commissione centrale di coordinamento dell’attività ispettiva lo ha previsto tra gli ambiti principali oggetti di verifica.

L’ambito di applicazione del tirocinio si è molto ampliato con il trascorrere degli anni e comprende oltre ai giovani alle prime esperienze, lavoratori svantaggiati, soggetti extra comunitari in possesso del permesso di soggiorno, lavoratori espulsi dai processi produttivi (anche avanti nell’eta’) che aspirano ad una nuova collocazione.

Prima di entrare nel merito dei giusti chiarimenti dell’INL si ritiene opportuno evidenziare alcune caratteristiche tipiche di tale istituto. I tirocini si differenziano tra di loro sulla base della finalità che intendono perseguire e per le categorie dei destinatari:

  • formazione ed orientamento: si tratta di una agevolazione nelle scelte professionali di giovani nel passaggio dalla scuola al lavoro attraverso una formazione che postula un contatto diretto con il mondo del lavoro. I destinatari sono, in linea di massima, individuabili tra i neo diplomati ed i neo laureati che hanno conseguito il titolo di studio da non più di dodici mesi;
  • inserimento o reinserimento al lavoro: in questa ipotesi si tratta di creare percorsi finalizzati alla collocazione o alla ricollocazione di inoccupati, disoccupati, lavoratori espulsi dai processi produttivi, lavoratori in integrazione salariale straordinaria sulla base di accordi specifici di politiche attive correlate alla erogazione di ammortizzatori sociali;
  • orientamento e formazione o di inserimento o reinserimento: in questo caso si prevedono percorsi di inserimento o reinserimento per i c.d. “soggetti svantaggiati ex art. 4, comma 1, della legge n. 381/1991, per i richiedenti asilo o per i soggetti titolari di un provvedimento di “protezione internazionale” e, infine, per i disabili di cui parla la legge n. 68/1999, attraverso l’istituto della convenzione previsto dall’art 11.

Quanto appena detto porta, necessariamente ad individuare i soggetti promotori dei tirocini. Essi sono:

  • i servizi per l’impiego e le agenzie regionali del lavoro;
  • le Università e gli Istituti di istruzione universitaria;
  • i centri di formazione professionale e di orientamento accreditati con la Regione o la Provincia competente;
  • le comunità terapeutiche, gli Enti ausiliari e le cooperative sociali, iscritti in specifici albi regionali;
  • i servizi per l’inserimento lavorativo dei disabili gestiti da Enti delegati dalla Regione;
  • le istituzioni formative private specificatamente autorizzate dalla Regione;
  • le Agenzie per il Lavoro e gli altri soggetti autorizzati alla intermediazione.

Per quel che concerne, invece, la durata ed i limiti numerici occorre rifarsi alle disposizioni contenuti nelle singole leggi regionali o nelle determinazioni delle Province autonome.

Prima di entrare nel merito delle indicazioni fornite dall’INL appare necessario soffermarsi, brevemente, sulla figura dei due tutor (soggetto promotore e soggetto ospitante) che hanno caratteristiche e funzioni diverse.

Il primo, collabora alla stesura del piano formativo, coordina l’organizzazione del percorso, monitora l’andamento ed acquisisce dal tirocinante tutti gli elementi necessari per la valutazione dell’esperienza, il secondo è responsabile dell’attuazione del piano formativo e dell’affiancamento, deve possedere competenze professionali adeguate, aggiorna la documentazione relativa al tirocinio ed accompagna il percorso formativo con la propria supervisione.

L’elencazione di alcuni elementi essenziali del tirocinio è necessaria per comprendere gli indirizzi operativi forniti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro il quale sottolinea come, in generale, l’attività di vigilanza sia finalizzata alla verifica della genuinità dei rapporti instaurati: di qui la necessità di verificare lo stage formativo che presenta notevoli aspetti di contiguità con il rapporto di lavoro subordinato, con la conseguenza che qualora si riscontrino gli elementi tipici di quest’ultimo, si dovrà ricondurre il rapporto a contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato che costituisce, come afferma l’art. 1 del D.L.vo n. 81/2015, la forma contrattuale comune.

Di qui la circolare n. 8 elenca una serie possibile di infrazioni che scaturiscono dalla violazione della stessa normativa regionale. Esse sono molteplici e, dalla elencazione, estrapoliamo alcune che riconducono ad aspetti tipici della subordinazione come, ad esempio, il tirocinio per attività elementari o ripetitive che non necessitano di periodi formativi o quello attivato con un soggetto che non rientra tra le casistiche personali indicate dalla legge regionale, la totale assenza di convenzione o di piano formativo individuale, l’inserimento organico del tirocinante nella struttura aziendale, l’utilizzazione in sostituzione di lavoratori aventi diritto alla conservazione del posto (ferie, malattia, maternità, infortunio), l’attivazione con un soggetto con il quale è già intercorso un precedente rapporto di tirocinio, l’attivazione finalizzata a sopperire le esigenze organizzative del soggetto ospitante (ad esempio, unico cameriere), l’attivazione in eccedenza rispetto al numero massimo consentito dalla norma regionale, l’impiego per un numero di ore superiore a quello individuato nel piano formativo, la corresponsione non episodica di somme ulteriori rispetto a quelle previste dalla normativa regionale e l’attivazione dello stage con un soggetto che, in passato, ha avuto rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione con lo stesso datore di lavoro, l’imposizione di standard di rendimento periodico, la gestione delle assenze con forme di autorizzazione preventiva del tutto assimilabili a quelle del personale dipendente.

La circolare n. 8 richiama, poi, l’attenzione delle articolazioni periferiche dell’Ispettorato sulle linee guida della Conferenza Stato-Regioni del maggio 2017, sottolineando la presenza di uno specifico apparato sanzionatorio in funzione della loro sanabilita’ o meno: è prevista l’intimazione alla cessazione del tirocinio, pena l’interdizione nei confronti sia del soggetto promotore che di quello ospitante per un periodo compreso tra i dodici ed i diciotto mesi per alcune violazioni non sanabili relative:

  • ai soggetti titolati alla promozione;
  • alle caratteristiche oggettive e soggettive del datore ospitante;
  • alla proporzione tra organico aziendale e numero dei tirocinanti;
  • alla durata massima dello stage
  • al numero dei tirocini attuabili in contemporanea;
  • alle percentuali ed al numero dei tirocinanti ospitati in precedenza;
  • alla convenzione ed al piano formativo individuale.

Le violazioni sanabili comportano, invece, un invito alla regolarizzazione che, se non attuata, comportano la successiva interdizione. Esse sono:

  • le inadempienze relative ai compiti sia dei soggetti promotori che di quelli ospitanti, che dei tutor;
  • le violazioni riferite alla convenzione ed al piano formativo purché sia possibile, nel tempo residuo (ovviamente, senza alcuna proroga) riattivare le condizioni necessarie per il conseguimento degli obiettivi;
  • violazione massima della durata del tirocinio, allorquando, al momento dell’accertamento, non siano stati superati i termini massimi previsti dalla normativa regionale.

Fonte: Dottrinalavoro.it