INAIL: BUONE PRATICHE PER IL BENESSERE LAVORATIVO A OGNI ETÀ

Benessere-organizzativoUn nuovo documento Inail si sofferma sul tema dell’invecchiamento nei luoghi di lavoro e riporta alcune buone pratiche per garantire un benessere lavorativo ad ogni età.  

La forza lavoro europea sta progressivamente invecchiando ed entro il 2030 in molti paesi le persone di età compresa tra 55 e 64 anni costituiranno almeno il 30% dei lavoratori.  

In questa situazione gli elementi cruciali per “garantire la sostenibilità del lavoro a tutte le età, attraverso un approccio che cominci ben prima dell’età matura” sono  “l’adattamento degli ambienti lavorativi alle singole capacità, competenze e allo stato di salute delle persone, l’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto dei lavoratori, la tutela della salute e della sicurezza nonché le politiche per la formazione continua e per la promozione del benessere lavorativo”.

A sottolinearlo – ricordandoci che l’invecchiamento della popolazione lavorativa “non rappresenta solo una sfida, bensì una opportunità in termini di trasferimento di conoscenze ed esperienze” – è una nuova pubblicazione realizzata sul tema dall’Inail attraverso il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (Cug). 

Il benessere lavorativo ad ogni età

Partendo dalla situazione della popolazione lavorativa in Inail (“quasi il 60% del personale Inail, con contratto a tempo indeterminato, ha raggiunto i 50 anni di età e solo lo 0,8% ha meno di 35 anni”) è stato dunque realizzato il documento “Il benessere lavorativo ad ogni età. Le buone pratiche Inail” con l’obiettivo di “diffondere informazioni di base sui cambiamenti dovuti all’età – che agiscono non solo sulle capacità individuali ma anche sul livello di qualità dell’esecuzione del proprio lavoro – nonché definire le dimensioni chiave per una corretta gestione dell’età nei luoghi di lavoro e illustrare le buone pratiche sviluppate dall’Inail per garantire benessere lavorativo a tutti i lavoratori di tutte le età”. 

I cambiamenti dovuti all’età e la loro rilevanza per il lavoro

Nel documento si segnala che con l’invecchiamento il nostro organismo “subisce dei cambiamenti psicofisici che possono ridurre l’abilità a svolgere alcune attività lavorative o aumentare la suscettibilità ad alcuni fattori di rischio lavorativo o creare condizioni che aumentano il rischio di infortunio”.

Ed è lo stesso D. Lgs. 81/2008 a mettere in evidenza l’importanza di tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori tenendo conto anche delle differenze legate al genere, all’età e alla provenienza geografica. E il Testo Unico “prevede, inoltre, che il datore di lavoro debba prendere in considerazione questi cambiamenti nel valutare i rischi (art. 28), nell’assegnare i compiti lavorativi (art. 18) e nell’individuare le eventuali necessarie modifiche dell’ambiente di lavoro”. 

Cosa cambia nel crescere dell’età?

Il documento riporta alcuni specchietti informativi che ricordano per ogni alterazione non solo i cambiamenti funzionali, ma anche le conseguenze sulle attività lavorative e le azioni che si possono mettere in campo per adattare il lavoro al crescere dell’età

Le variazioni nell’apparato neuropsichico e visivo

Ci soffermiamo, a titolo esemplificativo, sui cambiamenti delle funzioni dell’apparato neuropsichico

Queste alcune alterazioni possibili:

  • Progressivo deterioramento delle abilità cognitive, riduzione della capacità di trattamento di informazioni complesse, difficoltà a ricordare, a individuare relazioni, a comprendere nessi e implicazioni tra fatti ed oggetti.
  • Difficoltà di concentrazione, difficoltà nelle attività di problem solving e di ragionamento logico.
  • Aumento dei tempi di reazione.
  • Difficoltà ad apprendere nuove nozioni.

Questi, invece, i principali risvolti lavorativi di tali alterazioni:

  • Difficoltà di adattamento alle modalità di lavoro che cambiano velocemente e che richiedono nuove competenze tecniche e informatiche.
  • Difficoltà a affrontare situazioni complesse e nuove, ad adattarsi ai cambiamenti dell’organizzazione lavoro, a utilizzare le nuove tecnologie.
  • Disequilibrio tra richieste lavorative e risorse individuali con conseguente aumento del rischio di stress lavoro-correlato

Vengono proposte anche le azioni che possono essere utili per adattare il lavoro:

  • Messa a disposizione di software e altri strumenti facili da usare;
  • Fornire informazioni immediate, facili da interpretare;
  • Valorizzazione delle competenze pregresse;
  • Attività di formazione specifiche;
  • Attenta valutazione del carico e degli orari di lavoro. 

Veniamo, invece, ai possibili cambiamenti delle funzioni dell’apparato visivo:

  • Riduzione dell’acuità visiva, difficoltà di messa a fuoco, in particolare degli oggetti vicini (presbiopia), riduzione del campo visivo, maggiore facilità alla comparsa di fenomeni di abbagliamento e difficoltà di adattamento visivo in ambienti poco illuminati.
  • Riduzione della produzione di lacrime con conseguente secchezza oculare. 

Questi i risvolti lavorativi:

  • Difficoltà a svolgere attività che richiedono di guardare oggetti vicini (tipo l’uso del vdt) o di piccole dimensioni che si svolgono in ambienti poco o troppo illuminati o che richiedono un ampio campo visivo (tipo la guida).
  • Aumento del rischio di affaticamento visivo (astenopia).
  • Aumento del rischio di infortuni.

Anche in questo caso sono proposte delle azioni che possono essere utili per adattare il lavoro:

  • Uso di occhiali
  • Aumentare distanze oggetti
  • Correggere i fattori che facilitano l’astenopia
  • Curare l’illuminazione
  • Migliorare la visibilità di indicatori/segnalatori
  • Posizionare gli oggetti da guardare in uno spazio ristretto
  • Uso di portadocumenti 

Segnaliamo, infine, che il documento si sofferma brevemente anche sui cambiamenti relativi

  • all’apparato uditivo,
  • all’apparato muscoloscheletrico,
  • all’apparato cardiovascolare e respiratorio,
  • alla termoregolazione,
  • al sistema immunitario.

Fonte: Puntosicuro.it