LA COLLABORAZIONE DEL MEDICO COMPETENTE ALLA VALUTAZIONE DEI RISCHI

cartoon-doctor-16L’articolo 25 del D. Lgs. 81/2008 prevede che il medico competente (MC) collabori con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione “alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro”.

Il problema è che sul tema della “collaborazione” del medico competente alla valutazione dei rischi non sono mancati in questi anni dubbi e richieste di chiarimenti.  

La collaborazione e la risposta della Commissione Interpelli

L’Interpello n. 5/2014 del 27 marzo 2014 avente per oggetto “risposta al quesito sulla corretta interpretazione dell’art. 25, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 81/2008” fa riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione n. 1856 del 15/01/2013 e precisa che al medico competente ‘non è affatto richiesto l’adempimento di un obbligo altrui quanto, piuttosto, lo svolgimento del proprio obbligo di collaborazione, espletabile anche mediante l’esauriente sottoposizione al datore di lavoro dei rilievi e delle proposte in materia di valutazione dei rischi che coinvolgono le sue competenze professionali in materia sanitaria. Viene così delimitato l’ambito degli obblighi imposti dalla norma al ‘medico competente’, adempiuti i quali, l’eventuale ulteriore inerzia del datore di lavoro resterebbe imputata a sua esclusiva responsabilità penale a mente dell’art. 55, comma 1, lett. a) d.lgs. 81/2008’.

L’interpello indica poi che il medico competente “riceve le informazioni non solo dal DDL ma le acquisisce di sua iniziativa (anche quando subentra):

  • visitando gli ambienti di lavoro (dialoga con DDL, RSPP, Lavoratori e RLS);
  • traendo dalla Sorveglianza Sanitaria elementi utili”.

L’obbligo di “collaborazione” deve essere dunque inteso in maniera attiva e, in sintesi, il MC, prima di redigere il programma di sorveglianza sanitaria (SS), “deve avere una conoscenza dei rischi presenti e quindi collaborare alla VDR”. 

Come e quando collaborare?

La relazione ricorda che sono diversi i modi e i tempi per «collaborare» alla VDR:

  • Prima ancora di entrare fisicamente in azienda: sulla base delle sue conoscenze/esperienze il MC è in grado di prevedere la presenza/assenza di un rischio;
  • Durante il sopralluogo: oltre a un obbligo di legge è un momento fondamentale durante il quale si conferma la presenza/assenza dei rischi ipotizzati e si fa una stima grossolana;
  • Parlando con i lavoratori: è possibile venire a conoscenza di procedure non codificate o di modificazioni dell’organizzazione;
  • Leggendo criticamente il DVR: è completo? Viene descritta l’organizzazione aziendale?;
  • Utilizzando i dati della sorveglianza sanitaria

E non bisogna, infine, dimenticare che la valutazione del rischio intesa come indice di rischio è “ciò che guida sia l’emissione del giudizio di idoneità sia la ricollocazione del lavoratore. È necessario pertanto avere un linguaggio omogeneo affinché il giudizio espresso dal MC trovi effettiva corrispondenza negli indici di rischio riportati per permettere un’agevole ricollocazione dei soggetti con limitazioni”.     

Fonte: Puntosicuro.it