LAVORO ACCESSORIO: RIVALUTATI I LIMITI ECONOMICI PER L’ANNO 2015

La Legge n. 92/2012 (Riforma Fornero), intervenendo sulla disciplina del lavoro accessorio, ha introdotto dei precisi limiti economici in ordine ai compensi che possono essere percepiti nel corso di un anno solare dai prestatori di lavoro, limiti che assumono valenza definitoria della fattispecie stessa, come confermato dal Ministero del Lavoro nella Circolare n. 4/2013 (cfr. Aggiornamento AP n. 40/2013).

In particolare, l’articolo 70 del D.Lgs n. 276/2003, così come modificato dalla Riforma Fornero, prevede un meccanismo di rivalutazione annuale dei limiti economici previsti dall’articolo medesimo, sulla base “[…] della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.”

I nuovi limiti per l’anno 2015.
L’INPS, con la Circolare n. 77 del 16 aprile 2015, ricorda innanzitutto che l’ISTAT ha comunicato, nella misura dello 0,20%, la variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati nell’anno 2014.

Di conseguenza i nuovi limiti economici applicabili alla fattispecie del lavoro accessorio, che derivano dalla rivalutazione degli importi comunicati con la Circolare n. 28/2014 (cfr. aggiornamento AP n. 85/2014), risultano pari, perl’anno 2015, a:

  • 5.060 euro netti, per la generalità dei committenti;
  • 2.020 euro netti, per i committenti imprenditori commerciali o professionisti.

L’INPS precisa poi i corrispondenti importi lordi:

  • 6.746 euro lordi, per la generalità dei committenti;
  • 2.693 euro lordi, per i committenti imprenditori commerciali o professionisti.

Contrariamente a quanto verificatosi nell’anno 2014, i valori netti e lordi indicati dall’Istituto per l’anno 2015 sono perfettamente coerenti tra loro.

Considerando che il valore nominale del voucher è pari a 10,00 euro e il valore netto pari a 7,50 euro, ad un importo netto pari a 5.060 euro corrispondono 674,6 buoni, cioè 6.746 euro lordi (il medesimo calcolo può essere fatto con il limite di 2.020 euro).

Peraltro, non essendo i buoni lavoro frazionabili in tagli inferiori ai 7,5 euro netti (ovvero 10 euro lordi), di fatto i nuovi limiti indicati non sono raggiungibili con esattezza. Infatti, non essendo possibile corrispondere “674,6” buoni, prudenzialmente si ritiene opportuno per i committenti limitare i compensi per difetto, non potendo superare le soglie indicate dall’INPS per evitare di incorrere nella relativa sanzione (trasformazione del rapporto in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative).

Alla luce di tale situazione, di seguito sono riassunti i limiti che devono essere rispettati dai committenti e dai prestatori di lavoro:

  • ogni prestatore di lavoro, nel corso dell’anno solare, potrà percepire compensi per attività di lavoro accessorio per un importo massimo pari a 5.060,00 euro netti, considerando i compensi percepiti da tutti i committenti (corrispondenti, di fatto, a 674 buoni lavoro);
  • i committenti riconducibili alle categorie degli “imprenditori commerciali” o dei “professionisti” (cfr. Aggiornamenti AP n. 231/2012 e n. 159/2013) possono corrispondere al singolo prestatore di lavoro, nell’anno solare, un massimo di 2.020 euro netti (corrispondenti a 269 buoni lavoro);
  • per le attività svolte in ambito agricolo, si ricorda che non trova applicazione il limite previsto per gli imprenditori commerciali, quindi il singolo committente può corrispondere al lavoratore sino a 5.050 euro netti.

 Fonte: Seac.it