LEGIONELLA: I SINTOMI DELLA MALATTIA

La legionellosi è una malattia infettiva causata dal batterio Legionella pneumophila, ritenuto responsabile della polmonite che ha colpito un 29enne bresciano, ora ricoverato a Monza in gravi condizioni.

La legionellosi è stata osservata per la prima volta nel 1976 quando, durante un convegno di veterani dell’American Legion all’Hotel Bellevue Stratford di Philadelphia (da qui il nome del germe responsabile della malattia), venne riscontrata una epidemia di polmoniti. In quell’occasione si osservò una letalità del 16%. Le ricerche condotte per stabilire la causa dell’epidemia hanno permesso la scoperta di una specie batterica (denominata appunto Legionella pneumophila), cui furono attribuiti altri episodi di contagio precedenti, di cui fino a quel momento non si conosceva la causa.

Quali sono le cause?

Le legionelle sono batteri di diversa lunghezza, alcuni filamentosi, identificati solo recentemente perché richiedono particolari terreni di coltura. Sono note 23 specie di legionella (di cui 12 patogene per l’uomo), ma la responsabile della massima parte delle polmoniti è la Legionella pneumophila. Si tratta di un batterio gram-negativo diffuso nell’ambiente: si trova soprattutto in acqua (laghi, canali, piscine, impianti di idromassaggio, serbatoi), ma anche nei nebulizzatori a ultrasuoni, umidificatori, condizionatori, apparecchi per aerosol. L’acqua potabile contaminata è la più frequente causa di contagio, dato che il germe è capace di sopravvivere a lungo (anche per mesi) nell’acqua di rubinetto e anche in quella distillata. Difficilmente il contagio avviene per il contatto con una persona infetta.

Le legionelle si annidano nell’acqua e si trasmettono per inalazione, ossia respirando goccioline di aerosol contenente vapore infetto. Se queste goccioline sono sufficientemente piccole, di diametro inferiore ai 5 micrometri (millesimi di millimetro), penetrano più facilmente nelle vie respiratorie, dove possono diffondere l’infezione.

Riconoscere i sintomi

La legionellosi è una delle cause più frequenti di polmoniti ospedaliere, ovvero che colpiscono persone ricoverate in ospedale per altri motivi (22% sul totale). Colpisce soprattutto persone con più di 50 anni: immunosoppressione, fumo di sigaretta, alcolismo, broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie cardiovascolari e renali, diabete, tumori condizionano la gravità della malattia e rappresentano dei fattori di rischio. I sintomi della malattia compaiono velocemente, con brividi, febbre, malessere, cefalea e dolori muscolari diffusi; nei giorni successivi si presentano tosse secca, dolori al torace, a volte diarrea, e peggioramento delle condizioni generali, con una letalità, per insufficienza cardiaca e/o respiratoria, intorno al 15%. Se si sviluppa la polmonite, questa può essere epidemica (colpisce un’intera comunità specie nel periodo estivo-autunnale) o sporadica (compare nell’individuo senza alcuna preferenza stagionale). Nei casi più gravi, il trattamento antibiotico tradizionale non è sufficiente per un miglioramento delle condizioni del paziente.

La diagnosi

In caso di epidemia, la diagnosi non è difficile, mentre lo può divenire nei casi sporadici. Si ricorre alle prove di immunofluorescenza diretta, che evidenziano la presenza del batterio, o alle prove sierologiche che misurano gli anticorpi anti legionelle. L’isolamento del germe dà la certezza della diagnosi, ma servono terreni di coltura particolari.

Come si cura

La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici specifici. In mancanza di un trattamento adeguato, la malattia evolve verso un progressivo peggioramento. Se opportunamente trattata il paziente di solito guarisce entro un mese, ma la mortalità globale della polmonite da legionellosi è del 15-20% dei pazienti che hanno contratto la malattia.

La prevenzione riguarda soprattutto la corretta manutenzione degli impianti idrosanitari e la disinfezione delle acque nelle torri di raffreddamento.

Il batterio si debella con una bonifica della rete idrica, ma può essere utile – se si è tra i soggetti a rischio o si vive in aree di possibile diffusione – evitare di esporsi a vapore acqueo, pulire spesso i filtri dei rubinetti, i bollitori e altri serbatoi di acqua domestica, e lasciare scorrere l’acqua della doccia ad alte temperature per neutralizzare il batterio, che muore dopo i 55 °C.

Per maggiori informazioni

Ulteriori informazioni sull’argomento, saranno approfondite in occasione di un incontro tecnico che si terrà nella nostra aula didattica nel mese di Ottobre.

L’incontro sarà valido anche come aggiornamento per RSPP.