RAFFICA DI INDAGINI FINANZIARIE: MOVIMENTI DA GIUSTIFICARE

Richieste di giustificazione dei movimenti finanziari in arrivo dai primi di settembre. Le direzioni provinciali stanno utilizzando questo strumento di accertamento in modo sempre più diffuso e per tutte le categorie di contribuenti, grazie al ribaltamento dell’onere probatorio in capo al contribuente.

Si ricorda, infatti, che le ricostruzioni operate sulla base delle indagini finanziarie godono di una presunzione legale a favore dell’Amministrazione finanziaria, superabile solo con prova contraria posta a carico del contribuente, dovendo quest’ultimo dimostrare, in particolare, la riconducibilità dei versamenti a redditi dichiarati o legittimamente non tassati, indicando anche i beneficiari dei prelevamenti, ai sensi degli articoli 51, dpr 633/1972, e 32, dpr 600/1973 e la destinazione dei prelevamenti.

Spesso, per i contribuenti, la difesa risulta estremamente difficile, stante il fatto che l’accertamento si riferisce ad anni passati (attualmente, per esempio, è sotto osservazione il periodo d’imposta 2014), con maggiori difficoltà a giustificare ogni singola movimentazione non transitata nelle scritture contabili; si pensi, per esempio, ai produttori agricoli non obbligati alla tenuta delle scritture contabili, ma alla sola registrazione delle fatture attive e passive.

Sul punto, si ricorda che la giurisprudenza di legittimità ha affermato che la presunzione legale può essere applicata anche al di fuori del regime d’impresa e/o di lavoro autonomo (Cassazione, sentenze 19692/2011, 2432/2017 e 8047/2013), ma anche associazioni non aventi scopo di lucro, al fine di acquisire elementi circa la sussistenza di profili di commercialità non dichiarati; tutto astrattamente possibile e da maneggiare con cura, senza trascurare la partecipazione al contraddittorio del contribuente.

La modalità è quella dell’invito con il quale viene comunicato al contribuente che sono state avviate nei confronti dello stesso o della società, di cui il medesimo è socio, le indagini finanziarie, con la necessità di consegnare i movimenti finanziari da giustificare (in cd-rom o su supporto cartaceo), con invito a presentarsi a una certa data.

Un datato documento di prassi (circ. 25/E/2014) aveva invitato gli uffici a un utilizzo «prudente» delle presunzioni legali derivanti dalle movimentazioni bancarie, mentre con un’altra circolare (32/E/2016), l’Agenzia delle entrate aveva sottolineato l’opportunità che gli uffici procedenti, sotto il profilo operativo, si astengano da una valutazione degli elementi acquisiti, non solo dai conti correnti, ma da qualsiasi altro rapporto, «particolarmente rigida e formale».

Di conseguenza, si rende necessario un ulteriore sforzo ricostruttivo e «motivato» dell’ufficio che, lungi dall’automatico trasferimento delle risultanze patrimoniali emerse in sede di indagini in capo al contribuente accertato, qualifichi le stesse in senso «economico e, quindi, reddituale» secondo la metodologia e tipologia di accertamento adottata per l’esercizio della pretesa tributaria (circ. 1/2018 GDF). Sul punto, è opportuno ricordare che vi sono soglie al di sotto delle quali la presunzione di imponibilità non opera, giacché rilevano esclusivamente le operazioni di prelevamento di ammontare superiore a 1.000 euro giornalieri e 5 mila euro mensili e soltanto per tali operazioni il contribuente deve essere chiamato a «giustificare». Tralasciando le ulteriori problematiche inerenti ai rapporti cointestati, con delega a operare o per il quale il contribuente risulta esclusivamente il legale rappresentante dell’ente (si pensi a un’associazione o altro soggetto similare), le indagini finanziarie hanno come obiettivo quello di intercettare reddito imponibile, nella considerazione che le operazioni di accredito, non giustificate, sono da considerare ricavi e/o compensi e, ai fini Iva, operazioni attive non fatturate, mentre i prelevamenti, sono da considerare costi in nero che hanno ragionevolmente generato compensi non contabilizzati, con risvolti anche in questo caso ai fini Iva.

Il termine riconosciuto per fornire le risposte non può essere inferiore a quindici giorni, ai sensi del comma 2, del citato art. 32, dpr 600/1973 e del comma 3, dell’art. 51 del decreto Iva ma, anche in questo caso e, soprattutto, in sede di richiesta di supporto documentale (si pensi alla richiesta di ottenere copia degli assegni bancari), i tempi potrebbero diluirsi notevolmente, con la necessità che l’ufficio si adatti.

Fonte: Italiaoggi.it