TRATTRICE AGRICOLA INADEGUATA E INFORTUNIO DEL LAVORATORE. NESSUN COMPORTAMENTO ABNORME DELLA VITTIMA – CASSAZIONE PENALE, SEZ. 4, 21 SETTEMBRE 2017, N. 43499

tractor-sLa Sentenza di Cassazione n. 43499 del 21/09/2017 condanna un Datore di Lavoro (imprenditore agricolo) per le lesioni causate ad un suo lavoratore dipendente a seguito di incidente avvenuto per utilizzo di trattore agricolo “inadeguato”, privo di cintura di sicurezza e degli interventi di manutenzione.

La negligenza del Datore di Lavoro, secondo la Sentenza, è consistita nella violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e, specificatamente, per non aver adempiuto agli obblighi del Datore di Lavoro sanciti all’art. 71 commi 1 e 4 D. Lgs. n. 81/08.

L’imperizia del lavoratore che si era messo alla guida del trattore pur conoscendone le condizioni inadeguate e che non era stato capace e tempestivo nello scalare le marce, non scagiona il Datore di Lavoro, il quale avrebbe dovuto, in primis, adeguare il trattore (installare la cintura di sicurezza e sottoporlo a regolare manutenzione) e avrebbe dovuto impedirne l’utilizzo.

FATTO

Era accaduto che il Datore di Lavoro aveva messo a disposizione del lavoratore per l’espletamento del lavoro, una trattrice agricola Fiat 750 DT – 1, corredata da rimorchio basculante, inadeguata alle difficilissime condizioni dell’ambiente di lavoro. Invero, la trattrice era munita di ruote gommate con pneumatici anteriori fortemente consumate e tali da non garantire l’aderenza al terreno, dotate di cambio non sincronizzato con riduttore del rapporto di trasmissione azionabile solo a veicolo fermo, con dispositivo di sterzata compromesso in maniera tale da determinare la rotazione a vuoto del manubrio di circa un terzo di giro. D’altra parte, l’ambiente di lavoro consisteva in un versante collinare ad assai ripida pendenza (in alcuni tratti del 65% ed oltre), segnato da gradoni (terrazzamenti a quote diverse con salti anche superiori a due metri e dislivelli quasi verticali) e percorso da un tratturo a fondo non compatto.

Sta di fatto che il lavoratore, trovandosi alla guida della descritta trattrice agricola, nell’impegnare il tratturo in discesa per raggiungere a valle la sede stradale, all’altezza del più alto dei terrazzamenti, non era riuscito ad operare la manovra di inserimento della marcia idonea per la discesa; aveva, anzi, acquistato velocità per il movimento con il cambio in folle; aveva perso il controllo del veicolo; era fuoriuscito dal percorso tracciato ed era quindi precipitato per i terrazzamenti sul fianco della collina, per un’altezza di circa mt. 16, fino ad arrestarsi su un gradone sottostante, venendo sbalzato all’esterno (il posto di guida non era equipaggiato di cintura di sicurezza) e riportando in tal modo le gravi lesioni sopra indicate.

DIRITTO

I giudici di merito hanno ritenuto la sussistenza di una condotta colposa del Datore di Lavoro nonché la sussistenza del nesso causale tra detta condotta colposa e le lesioni riportate dal lavoratore, adducendo che:

  1. la condotta del datore di lavoro era stata colposa in quanto aveva fornito una trattrice, priva del sistema di ritenzione del conducente, che non era stata sottoposta nel tempo ai necessari ed adeguati interventi manutentivi e controlli meccanici;
  2. detta condotta colposa era stata causa dell’evento lesivo occorso al lavoratore;
  3. quest’ultimo aveva sì tenuto una condotta imprudente (in quanto si era messo alla guida della trattrice, pur conoscendone lo stato, nelle contestate difficili condizioni ambientali, e non era riuscito a controllarne la velocità di discesa, scalando le marce con la necessaria tempestività), ma non abnorme, con la conseguenza che detta sua condotta non aveva interrotto il rapporto causale tra la condotta colposa del datore di lavoro e l’evento.

D’altra parte, secondo la Corte territoriale, la condotta del Datore di Lavoro. era stata indubbiamente colpevole, in quanto aveva consentito l’utilizzo di una trattrice agricola non idonea a percorrere tratti collinari ripidi come quello sul quale si era per l’appunto verificato l’incidente in esame.

La motivazione dei giudici, oltre che non contraddittoria e non manifestamente illogica, è conforme a giurisprudenza consolidata secondo la quale la condotta colposa del lavoratore infortunato non esclude la responsabilità dell’imprenditore, poiché il datore di lavoro è destinatario delle norme antinfortunistiche proprio per evitare che il dipendente compia scelte irrazionali che, se effettuate, possano pregiudicarne l’integrità psico-fisica (Sez. 4, sent. n. 7267 del 10/11/2009, 2010, Iglina, Rv. 246695): in altri termini, l’imprenditore non è esonerato da responsabilità ogniqualvolta, come nella specie, l’irrazionalità della condotta del dipendente era preventivamente immaginabile e controllabile.