VIOLAZIONI LEGATE ALLA TASI E POSSIBILI RIMEDI

Decorsa la scadenza odierna, è possibile regolarizzare eventuali violazioni in materia di Tasi attraverso il ravvedimento operoso o tramite l’auto-compensazione a dicembre.

Omesso versamento della TASI. In caso di omesso o insufficiente versamento della Tasi (come della Tari e dell’Imu), è possibile regolarizzare la violazione avvalendosi del ravvedimento operoso.

Una volta verificato che la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza, il contribuente, deve effettuare il versamento dell’imposta dovuta, delle sanzioni ridotte e dei relativi interessi legali.

Gli interessi legali ammontano all’1% (dal 01.01.2014) su base annua e vanno calcolati in proporzione ai giorni di ritardo.

La sanzione ordinaria del 30%, con il ravvedimento operoso è ridotta:

  • allo 0,2% per ogni giorno di ritardo, per i primi 14 giorni di ritardo (ravvedimento sprint);
  • al 3% dal quindicesimo al trentesimo giorno di ritardo (ravvedimento breve);
  • 3,75% dal trentunesimo giorno fino al termine per la presentazione della dichiarazione Tasi, relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione (ravvedimento lungo).

Tuttavia, la dottrina ritiene che per la Tasi siano applicabili le indicazioni fornite per l’Imu dal MEF con Risoluzione n. 2/DF del 13 dicembre 2012, che ha autorizzato le autocompensazioni all’interno dello stesso anno d’imposta.

Dunque, se il contribuente ha effettuato erroneamente un versamento in eccesso per l’acconto, potrà recuperare a saldo: ciò che conta è che l’importo totale dovuto nell’anno 2014 sia corretto.

Se il contribuente ha invece versato un importo inferiore, il versamento a saldo della differenza lo protegge da eventuali future sanzioni ed interessi. Ciò perché si rende applicabile l’articolo 10 dello Statuto del contribuente, che prevede la disapplicazione delle sanzioni per incertezza normativa, data la situazione di incertezza normativa che caratterizza il versamento della prima rata della Tasi.

In ogni caso, la decisione ultima di non applicare sanzioni è rimessa al Comune o è possibile esperire il ravvedimento operoso.

Imputazione del codice tributo errato. L’utilizzo di codici tributo Tasi errati, se l’importo complessivamente dovuto è stato versato, non dovrebbe comportare sanzioni per il contribuente; è sufficiente presentare una comunicazione al Comune.

L’articolo 15 del D.Lgs. n. 471/1997 prevede l’applicazione di una sanzione qualora i documenti utilizzati per i versamenti non contengano gli elementi necessari per l’identificazione del soggetto, che li esegue e per l’imputazione della somma versata.

La correzione dei codici tributo non può essere richiesta all’Agenzia delle Entrate dato che, come l’Imu, la Tasi è un tributo comunale.

Qualora, invece, il contribuente abbia per errore utilizzato il codice tributo Imu, ad esempio, il 3912 «Imu abitazione principale», anziché il codice 3958 «Tasi abitazione principale», trattandosi di due imposte autonome, non è possibile procedere all’auto-compensazione a conguaglio, ma nasce il capo al contribuente il diritto al rimborso. La sussistenza del credito dovrà essere accertata dal Comune, previa presentazione di una domanda di rimborso.

In generale, il rimborso delle somme versate e non dovute va richiesto dal contribuente entro cinque anni dal versamento, o da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

Il Comune dovrà poi effettuare il rimborso entro 180 giorni dalla presentazione della domanda.

Sono vietate le autocompensazioni tra Imu e Tasi.

Imputazione del codice catastale errato. Qualora venga imputato un codice catastale errato, va fatta una distinzione a seconda del soggetto che ha commesso l’errore:

  • se l’ha erroneamente indicato il contribuente;
  • se l’ha erroneamente indicato l’intermediario.

Nel primo caso, si applica l’articolo 1, comma 722, della Legge di Stabilità 2014, secondo cui, in caso di versamento errato a un Comune diverso da quello destinatario dell’imposta, questo deve

attivare le procedure più idonee per il riversamento al Comune competente.

Nel secondo caso, invece, l’intermediario, su richiesta del contribuente, deve richiedere l’annullamento del modello F24che contiene l’errore e rinviarlo con i dati corretti (chiarimenti MEF in materia di Imu, Risoluzione n. 2/DF del 2012).



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